SCOMPENSO CARDIACO

L’ipertensione aumenta il rischio d’infarto?

Comprendere il legame tra ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari può aiutare a riconoscere i fattori di rischio e ad adottare strategie efficaci di prevenzione. 

Professionista sanitario misura la pressione arteriosa a una persona anziana mediante un bracciale applicato al braccio.

L'ipertensione arteriosa è alla base di numerose patologie. Ad esempio, incrementa l'incidenza di patologie renali e cerebrovascolari come l'ictus. Tuttavia è sull'apparato cardiovascolare che ha le maggiori conseguenze, causando gravi patologie come l'infarto del miocardio. 

Che cosa si intende per ipertensione

L'ipertensione arteriosa è una condizione, definita come fattore di rischio per altre patologie e non una malattia in sé, caratterizzata da un'elevata pressione del sangue nelle arterie.

Secondo dati riportati dal Ministero della Salute, ne soffre il 18% degli italiani, con una prevalenza che aumenta progressivamente con l'età fino a superare il 50% oltre i 74 anni a causa delle modificazioni che avvengono nell'organismo con l'invecchiamento. 
A questi dati vanno aggiunte tutte quelle persone che sono ipertese ma che, in assenza di sintomi, non ne sono consapevoli.

Quando si parla di ipertensione: i valori di riferimento

Secondo le linee guida 2024 della European Society of Hypertension si può parlare di ipertensione in questi casi: 

  • Misurazione in contesti clinici: pressione sistolica (massima) uguale o superiore a 140 mmHg e/o pressione diastolica (minima) uguale o superiore a 90 mmHg; 
  • Misurazione domestica: pressione sistolica (massima) uguale o superiore a 135 mmHg e/o pressione diastolica (minima) uguale o superiore a 85 mmHg.
Primo piano di un misuratore digitale della pressione collegato al bracciale applicato al braccio di una persona, con valori 135/90 mmHg e frequenza cardiaca di 112 battiti al minuto sul display.

Più nel dettaglio, in funzione dei valori pressori rilevati in contesti clinici si distinguono tre forme di ipertensione: 

  • Ipertensione arteriosa di grado 1: valori pressori compresi tra 140/90 e 159/99 mmHg; 
  • Ipertensione arteriosa di grado 2: valori pressori compresi tra 160/100 e 179/109 mmHg; 
  • Ipertensione arteriosa di grado 3: valori pressori uguali o superiori a 180/110 mmHg. 

La correlazione tra ipertensione e malattie cardiovascolari 

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari cresce con l'aumentare dei valori pressori. 

Un soggetto che mostri una pressione sistolica di 120 mmHg, dunque normale, ha comunque un rischio leggermente superiore a chi raggiunge solo i 110 mmHg. Tuttavia, l'intervento clinico è giustificato solo quando i valori superano quelli precedentemente indicati. 

Circulation ha pubblicato uno studio condotto dai ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago (USA) su 61.585 soggetti di ambo i sessi e di età compresa fra i 41 e i 55 anni. Monitorando i pazienti fino al compimento dei 95 anni o fino al decesso, gli studiosi hanno mostrato come le persone che sperimentano aumenti o diminuzioni della pressione arteriosa nella mezza età, hanno un rischio rispettivamente più alto o più basso di sviluppare malattie cardiovascolari.

L'infarto e le altre malattie causate dall'ipertensione 

Più nel dettaglio, l'ipertensione arteriosa è un fattore di rischio per: 

  • Malattia coronarica: l'ipertensione può restringere e danneggiare le arterie che portano sangue al cuore causando malattia coronarica. Ciò può dar luogo ad angina, patologie aritmiche e all'infarto del miocardio; 
  • Insufficienza cardiaca: l'ipertensione affatica il cuore che con il tempo tende a indebolirsi o a irrigidirsi, con conseguenze sul suo corretto funzionamento; 
  • Ipertrofia ventricolare sinistra: l'ipertensione costringe il cuore a lavorare di più per pompare il sangue al resto del corpo. Questo porta all'ispessimento e all'ingrandimento del ventricolo sinistro, con un aumento del rischio di insufficienza cardiaca e, ancora una volta, di infarto e di morte cardiaca improvvisa; 
Professionista sanitario utilizza un modello anatomico del cuore e una penna durante un colloquio con una persona seduta.
  • Sindrome metabolica e aterosclerosi: l'ipertensione aumenta il rischio di sviluppare la sindrome metabolica, un insieme di condizioni di salute che possono portare ad aterosclerosi e quindi a malattie cardiache, ictus e diabete.

L'infarto è dunque un evento fortemente correlato a tutte le patologie cardiovascolari conseguenza dell'ipertensione. Ci sono dati che dimostrano come nei pazienti con infarto miocardico acuto la prevalenza di ipertensione preesistente vada dal 31% al 59%.

Naturalmente il rischio di infarto e di malattie cardiovascolari varia in funzione di alcuni aspetti, tra i quali il grado di ipertensione, la velocità della diagnosi, l'inizio della terapia. 

La prevenzione dell'ipertensione e dell'infarto 

Accanto a una diagnosi e a un trattamento precoci dell'ipertensione occorrerebbe naturalmente, in ottica di prevenzione dell'infarto e delle malattie cardiovascolari in generale, seguire un buon stile di vita. 

Fare attività fisica moderata e costante, mantenere il peso corporeo nella norma, l'astensione dal fumo di sigaretta e possibilmente la riduzione dell'alcol sono ottime raccomandazioni per monitorare i valori pressori. 

Oltre a questo, ha un ruolo fondamentale l'alimentazione, che deve essere sana ed equilibrata e povera di sodio.

Secondo studi, infatti, riducendo il consumo di sodio a meno di 2 grammi al giorno si potrebbe ridurre la pressione sistolica fino a 8 mmHg e la diastolica fino a 4 mmHg. Tale riduzione è analoga a quella che si può raggiungere perdendo 10 kg o camminando a passo sostenuto per 30 minuti al giorno.


Per saperne di più