Sintomi, cause e cura della trombosi venosa profonda
Riconoscere i sintomi della trombosi venosa profonda e conoscere le principali cause, modalità di diagnosi e opzioni terapeutiche può favorire un intervento tempestivo e ridurre il rischio di complicanze.

La trombosi venosa profonda è una malattia caratterizzata dalla formazione di trombi in grado di occludere in parte o del tutto i vasi sanguigni, ostacolando pertanto il flusso ematico.
I trombi sono aggregati solidi costituiti da diverse componenti del sangue: piastrine, globuli rossi e globuli bianchi legati tra loro da proteine della coagulazione. Potenzialmente i trombi possono formarsi in qualsiasi parte del corpo, tuttavia sono le vene profonde delle gambe a essere le più colpite.

Più nello specifico, a essere interessato è il sistema venoso profondo degli arti inferiori, ovvero l'insieme delle vene che si trovano all'interno dei muscoli delle gambe, distinto dal sistema venoso superficiale, che interessa invece la superficie.
Anche se meno frequentemente, la trombosi venosa profonda può colpire anche le vene iliache, presenti nella parte bassa dell'addome, e le vene ascellari e succlavie, che raggiungono le braccia.
Il sistema venoso profondo delle gambe
Il sistema venoso profondo delle gambe è in continuità con il sistema delle vene cave e con il cuore destro, atrio e ventricolo destro, da dove il sangue viene pompato verso i polmoni per essere ossigenato.
Per questa ragione una trombosi venosa profonda a carico degli arti inferiori può essere un evento molto serio, perché i trombi possono frammentarsi e giungere fino ai polmoni dove possono causare un'embolia polmonare, cioè un'ostruzione delle arterie polmonari.
Se diagnosticata precocemente, la condizione può essere trattata efficacemente.
Quali sono le cause della trombosi venosa profonda?
Le cause principali della formazione di trombi nelle vene profonde delle gambe sono associate a:
- un'alterazione della parete delle vene, ad esempio in presenza di patologie da ostruzione o compressione venosa conseguenti ad anomalie anatomiche del sistema venoso che rallentano la velocità del flusso sanguigno;
- un'alterazione del flusso del sangue, come succede con la sindrome di May-Thurner;
- trombofilie, cioè anomalie della coagulazione del sangue. È quello che capita ad esempio in presenza di deficit di alcune proteine necessarie alla coagulazione;
- terapie ormonali come la pillola anticoncezionale e la terapia ormonale sostitutiva in menopausa, che possono alterare la coagulazione del sangue;
- allettamento prolungato come conseguenza di interventi chirurgici maggiori. Infatti, impedisce ai muscoli di effettuare, contraendosi, un fisiologico schiacciamento ripetuto delle vene che contribuisce al ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore;
- mantenimento a lungo della posizione seduta, ad esempio durante un lungo viaggio aereo;
- procedure come il posizionamento di defibrillatori impiantabili o pacemaker, che richiedono l'inserimento di cateteri;
- alcuni tumori e relative terapie;
- traumi, specialmente le fratture di bacino, anca o gambe.
Accanto a queste cause vanno considerati anche i diversi fattori di rischio che possono incrementare la possibilità di sviluppare una trombosi venosa profonda:
Sovrappeso e obesità
Fumo
Gravidanza e puerperio
Scompenso cardiaco e altre malattie cardiovascolari
Età avanzata
Presenza di vene varicose
Malattie infiammatorie croniche
Come riconoscere una trombosi venosa
Nelle fasi iniziali, la trombosi venosa profonda agli arti inferiori può non provocare sintomi o comunque causare disturbi limitati quali senso di peso alle gambe, dolore lieve e transitorio ai polpacci, simile a un crampo, gonfiore o arrossamento a una gamba.
In genere i sintomi più seri tendono a insorgere quando la malattia è già in stadio avanzato. In quel caso si avvertono:
- forte gonfiore;
- dolore intenso a una gamba o a una caviglia che può impedire il movimento;
- calore al tatto;
- cambiamenti del colore della pelle che può essere pallida, arrossata o cianotica.

Inoltre, quando la malattia è avanzata e si sono già diffusi emboli a livello polmonare, occorre tenere in considerazione anche altri sintomi più importanti quali:
- difficoltà respiratoria sia a riposo che sotto sforzo;
- alterazioni improvvise del ritmo cardiaco;
- tosse con tracce di sangue;
- dolore toracico intenso e improvviso che peggiora con la respirazione;
- febbre.
In questi casi è necessario un intervento tempestivo: l'embolia polmonare infatti può avere esito potenzialmente fatale.
Come si diagnostica la trombosi venosa profonda
Proprio perché talvolta è asintomatica, almeno nelle fasi iniziali, la trombosi venosa profonda potrebbe essere complessa da diagnosticare: una semplice visita medica e la raccolta dell'anamnesi possono non essere sufficienti. Occorrono quindi esami strumentali e di laboratorio per giungere a una diagnosi corretta e in tempi rapidi.
Tra gli esami di laboratorio utili ci sono:
- l'emocromo;
- alcuni test genetici, per identificare mutazioni che possono favorire le trombosi;
- il dosaggio dell'antitrombina III;
- il dosaggio degli anticorpi antifosfolipidi;
- il test del Lupus anticoagulante;
- il dosaggio dell'omocisteina;
- il dosaggio del D-dimero, una proteina che, se assente, esclude a priori la presenza di trombosi venosa profonda.
Tra gli esami strumentali il principale è l'ecocolordoppler venoso, che consente di localizzare e visualizzare la conformazione del trombo.

Non è un esame invasivo che permette inoltre di valutare il flusso del sangue nelle vene e le caratteristiche dei vasi stessi.
La terapia farmacologica per la trombosi venosa profonda
La terapia della trombosi venosa profonda si propone di prevenire l'aumento delle dimensioni del trombo e di accelerarne la degradazione, riducendo il rischio di complicanze.
Il trattamento farmacologico può prevedere l'uso di vari principi attivi:
- eparina: attività anticoagulante, somministrata per via endovenosa o sottocutanea, in grado di prevenire immediatamente la formazione di trombi;
- anticoagulanti orali: come il warfarin e i cosiddetti DOAC (anticoagulanti orali diretti);
- trombolitici: che servono a sciogliere più in fretta il trombo.
Come prevenire la trombosi venosa
Prima di tutto occorre agire con la prevenzione. Nei soggetti predisposti ad andare incontro a trombosi venosa profonda, può essere utile:
- l'assunzione di anticoagulanti orali a scopo preventivo;
- l'uso di calze a compressione graduata, dal piede fino alla coscia, in grado di ridurre il rischio di trombosi. Sono suggerite in particolare in concomitanza di interventi chirurgici e ricoveri ospedalieri che obbligano all'immobilità prolungata;
- evitare di esporre le gambe al sole nelle ore più calde, durante l'estate;
- nelle donne con familiarità per trombosi, obese o fumatrici evitare gli estroprogestinici impiegati come anticoncezionali o in terapia sostitutiva dopo la menopausa.

Sono invece raccomandate a tutti alcune buone norme di prevenzione:
- evitare periodi di immobilità prolungata;
- mantenere il peso forma;
- non fumare;
- fare attività fisica tutti i giorni.