Fibrillazione atriale: come funziona e quando non sottovalutare i sintomi
Comprendere cos'è la fibrillazione atriale, quali sintomi può causare e quando è necessario rivolgersi al medico può aiutare a riconoscere precocemente questa aritmia.

La fibrillazione atriale è una forma di aritmia cardiaca che coinvolge gli atri cardiaci ed è causata da una loro attivazione elettrica scoordinata e troppo veloce. È caratterizzata da un battito molto irregolare, che può portare la frequenza cardiaca a superare le 175 pulsazioni al minuto. La fibrillazione atriale è l'aritmia più diffusa: interessa infatti tra l'1% e il 2% della popolazione generale e la sua prevalenza tende ad aumentare con l'avanzare dell'età.
Questa condizione comporta una riduzione della gittata cardiaca, cioè della capacità del cuore di pompare adeguatamente il sangue ai diversi tessuti del corpo.
Quanto dura un episodio di fibrillazione atriale?
La fibrillazione atriale può presentarsi con modalità differenti e avere una durata variabile.
In alcuni casi gli episodi si risolvono spontaneamente nel giro di poche ore o pochi giorni, in altri possono persistere più a lungo oppure diventare permanenti. In base alla durata, la fibrillazione atriale viene generalmente classificata in:
- atriale parossistica: può durare da alcuni minuti o ore fino a una settimana, insorge improvvisamente e termina spontaneamente. Se non sono presenti altre patologie sottostanti, generalmente non richiede un trattamento antiaritmico specifico. Questa forma è caratterizzata da un’elevatissima frequenza: le pulsazioni possono infatti toccare e superare i 140 battiti per minuto;
- atriale persistente: la durata supera i 7 giorni ininterrottamente. L’aumento di frequenza cardiaca è inferiore, dai 100 ai 140 battiti per minuto. Questa condizione non regredisce spontaneamente ed è quindi necessario un trattamento specifico per interromperla;
- atriale permanente: si definisce permanente una fibrillazione atriale che non si interrompe nonostante le terapie e che assume quindi le caratteristiche di cronicità. È caratterizzata da una frequenza tra i 100 e i 140 battiti ed è generalmente conseguente a patologie cardiache o altri disturbi.

Quali sono le cause principali?
Quando si parla di fibrillazione atriale ci si riferisce a condizioni diverse tra loro. È possibile individuare diverse cause comuni, sia cardiovascolari sia legate ad altri organi, oltre ad alcuni fattori predisponenti.
Tra le più comuni patologie cardiovascolari associate troviamo:
- pregresso infarto del miocardio;
- scompenso cardiaco;
- patologie delle valvole cardiache, in particolare della valvola mitrale;
- ipertensione arteriosa: la fibrillazione atriale si manifesta frequentemente quando gli atri si trovano a dover espellere il loro contenuto a pressioni elevate. Ciò capita ad esempio quando il ventricolo sinistro si ispessisce a causa dell’ipertensione;
- malattia coronarica;
- cardiopatie congenite e reumatiche;
- pericardite;
- cardiomiopatia ipertrofica.
Invece, tra le condizioni non cardiovascolari che possono favorire la fibrillazione atriale vi sono:
- ipertiroidismo;
- diverse malattie polmonari;
- alterazioni degli elettroliti, in particolare del potassio come capita spesso negli ipertesi trattati con diuretici;
- diabete;
- disturbi del sonno.
Quali sono i fattori di rischio?
Esistono dei fattori generali che possono predisporre alla fibrillazione atriale:
Obesitàil sovrappeso aumenta lo stress sul cuore, favorendo l'insorgenza di aritmie
Età elevatacon l'avanzare dell'età, il cuore diventa più suscettibile a irregolarità del ritmo
Alimentazione squilibratauna dieta povera di nutrienti essenziali può influire negativamente sulla salute cardiovascolare
Sedentarietàla mancanza di attività fisica indebolisce il cuore e l’apparato circolatorio
Stress elevatolo stress cronico può alterare il ritmo cardiaco e favorire episodi di fibrillazione
Fumo e abuso di alcolentrambi danneggiano il cuore e aumentano il rischio di aritmie
Assunzione di stupefacentialcune sostanze alterano il funzionamento del sistema cardiovascolare
Sport di endurancel’eccessiva pratica di sport di resistenza può stressare il cuore a lungo termine
Familiaritàuna predisposizione genetica può aumentare il rischio di sviluppare la fibrillazione atriale.
I sintomi della fibrillazione atriale
La fibrillazione atriale può essere sia sintomatica sia asintomatica.
Quando non provoca sintomi, viene spesso individuata casualmente durante controlli medici di routine. Questa situazione si osserva con maggiore frequenza nei soggetti più giovani, che possono quindi arrivare alla diagnosi più tardi, con un maggiore rischio potenziale di sviluppare complicanze.
I sintomi più tipici comprendono:
- Cardiopalmo, cioè un battito cardiaco veloce e irregolare che dà luogo a sensazione di palpitazioni spesso descritte come uno sfarfallio nel torace accompagnato da improvvise sensazioni di "vuoto" al petto;
- Astenia, cioè forte stanchezza e mancanza di forze. Il paziente non riesce a fare cose che ha sempre fatto senza fatica;
- Dispnea, cioè mancanza di respiro in particolare sotto sforzo. Se il problema non viene risolto in fretta, il paziente può sperimentare anche mancanza di respiro anche a riposo;
- Dolore o peso al torace;
- Vertigini, sensazioni di mancamento o perdita di coscienza (sincope): sono sintomi molto rari e più tipici delle forme parossistiche.
Quando andare al pronto soccorso?
In presenza di sintomi compatibili con una fibrillazione atriale, è importante rivolgersi al medico per una valutazione. In alcune situazioni può essere necessario recarsi rapidamente al pronto soccorso. dove il paziente verrà sottoposto agli accertamenti necessari per individuare la causa dell'aritmia e valutarne le possibili conseguenze. Gli esami possono comprendere:
- esami del sangue per valutare la funzionalità tiroidea, renale e i livelli degli elettroliti;
- elettrocardiogramma;
- ecocardiogramma;
- test da sforzo.
In alcuni casi può essere indicato anche un Holter dinamico, un monitoraggio elettrocardiografico effettuato per 24 o 48 ore tramite un dispositivo indossabile.

Le terapie farmacologiche e la cardioversione elettrica
Solo dopo una diagnosi certa è possibile impostare il prima possibile una terapia adeguata, che si propone di ripristinare il normale battito cardiaco e di mantenere costante la frequenza.
Può avvenire per mezzo di farmaci o con la cardioversione elettrica, un trattamento che ripristina la corretta attività cardiaca per mezzo di scariche elettriche controllate erogate con il paziente in sedazione.
Al paziente con fibrillazione atriale devono essere prescritti farmaci per controllare la funzione cardiaca e per prevenire trombosi, perché un’aritmia associata a più fattori di rischio cardioembolico, può infatti dar luogo alla formazione di trombi.