Nuovi anticoagulanti orali per la fibrillazione atriale
Scopri come funzionano i DOAC e perché sono utilizzati nella prevenzione delle complicanze tromboemboliche.

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca che riguarda gli atri cardiaci, caratterizzata da un’attività elettrica anomala, non coordinata e troppo veloce. Quando si presenta può portare il ritmo cardiaco a superare le 175 pulsazioni al minuto, molto irregolari. È il tipo di aritmia più diffusa, colpisce tra l'1% e il 2% della popolazione, e la sua prevalenza aumenta con l’invecchiamento.
Tra le conseguenze, ha in particolare una riduzione della gittata cardiaca: il cuore non pompa adeguatamente il sangue ai diversi organi.
Cause e fattori predisponenti della fibrillazione atriale
Esistono diverse forme di fibrillazione atriale. Le cause sono sempre le stesse e riguardano tanto l’apparato cardiovascolare quanto altri organi. Infatti, è raro che la condizione si manifesti senza una causa specifica. Esistono anche alcuni fattori predisponenti. tra i più comuni troviamo:
- Pregresso infarto del miocardio;
- Cardiopatie congenite e reumatiche;
- Ipertensione;
- Malattia coronarica;
- Scompenso cardiaco;
- Patologie delle valvole cardiache, in particolare a carico della mitrale;
- Pericardite;
- Cardiomiopatia ipertrofica.
A rischio sono anche i pazienti affetti da altre condizioni quali il diabete, l’ipertiroidismo, le malattie polmonari, i disturbi del sonno e alcune alterazioni elettrolitiche, in modo particolare livelli alterati di potassio nel sangue.
Fibrillazione atriale: le terapie, farmacologiche e non
La terapia della fibrillazione atriale non prevede esclusivamente l’uso di farmaci. Nelle forme acute vengono impiegate molecole che agiscono sui meccanismi elettrici del cuore, per riportare il ritmo nella norma: è la cosiddetta cardioversione farmacologica.
Nei casi farmacoresistenti si può impiegare la cardioversione elettrica, che consiste nella somministrazione di scariche elettriche in grado di resettare il ritmo cardiaco. È possibile ricorrere anche all’ablazione transcatetere che, tramite una procedura mininvasiva, permette di distruggere alcune cellule anomale nell’atrio sinistro che generano l’aritmia. Nei soggetti cronici si impiegano farmaci che stabilizzano l’attività cardiaca come i betabloccanti e i calcioantagonisti.
Perché nella fibrillazione atriale si impiegano gli anticoagulanti?
Nel contesto della gestione cronica della fibrillazione atriale hanno un peso fondamentale i farmaci anticoagulanti.
Questa tipologia di aritmia espone a rischio di trombi legati all’anomalo flusso di sangue generato dalla contrazione cardiaca fuori controllo. I trombi sono causa di varie patologie, le più gravi delle quali sono l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale.
Per evitare queste evenienze i pazienti devono assumere molecole che riducono il potere coagulante del sangue prevenendo la formazione dei trombi.

Vecchi e nuovi anticoagulanti orali
A questo scopo in passato veniva impiegato una classe di farmaci, detta antagonisti della vitamina K (AVK), e in particolare un principio attivo, il warfarin.
Da diversi anni esistono delle alternative, i nuovi anticoagulanti orali, più correttamente definiti anticoagulanti orali ad azione diretta (DOAC). Agiscono in modo diverso rispetto ai primi ottenendo comunque l’effetto anticoagulante desiderato con alcuni vantaggi importanti. Oggi esistono in commercio diversi DOAC: Apixaban, Betrixaban, Edoxaban e Rivaroxaban.
Come funzionano i DOAC
I DOAC riducono la capacità del sangue di coagularsi, contribuendo così a diminuire il rischio di formazione di trombi. Agiscono inibendo direttamente uno dei fattori della coagulazione, come il fattore Xa, una proteina indispensabile per la formazione dei coaguli di sangue.
Il processo di coagulazione avviene infatti attraverso una serie di passaggi: bloccando l'azione del fattore Xa, si interrompe una fase cruciale di questa "catena di montaggio".

Il meccanismo anticoagulante dei DOAC si distingue per l’azione diretta su uno specifico fattore della coagulazione. Al contrario, gli antagonisti della vitamina K agiscono in modo indiretto, inibendo una vitamina essenziale per la sintesi dei fattori della coagulazione, in particolare del fattore II. In questo modo, si ottiene una riduzione dell’attività coagulante del sangue.
Quando si può passare da warfarin ai DOAC?
È necessario tenere presente che gli antagonisti della vitamina K sono attualmente l'unica opzione terapeutica per i pazienti con fibrillazione atriale che presentano valvole cardiache meccaniche o stenosi mitralica da moderata a grave. In pazienti con insufficienza renale grave (ClCr < 15 ml/min) i DOAC sono sconsigliati.
Effetti collaterali e rischi dei DOAC
Il rischio di sanguinamento può comunque riguardare anche i pazienti che impiegano DOAC, sebbene inferiore rispetto agli AVK. Occorre rivolgersi urgentemente al pronto soccorso in presenza di:
- Sanguinamenti abbondanti,
- Forte dolore al petto, alla testa o all’addome;
- Difficoltà respiratorie.
In presenza di gravi emorragie, esistono antidoti che possono essere impiegati con lo scopo di inibire l’azione dei DOAC così da riportare il potere coagulante del sangue nella norma.