LA FIBRILLAZIONE ATRIALE E IL FLUTTER ATRIALE
La fibrillazione atriale viene spesso confusa, dai pazienti e dai loro caregiver, con un’altra condizione cardiaca dal nome simile: il flutter atriale. Si tratta in entrambi i casi di aritmie: nello specifico, di tachiaritmie sopraventricolari che hanno origine dalle camere superiori cardiache, gli atri.1 Si verificano quando i segnali elettrici che fanno contrarre le camere del cuore si manifestano in modo anomalo e più rapidamente del normale. Ciò che differisce è il modo in cui questa attività elettrica è organizzata.2
Cosa differenzia le due patologie?
L’impulso elettrico che genera i battiti cardiaci è prodotto e trasmesso in modi diversi, nelle due patologie. Nella fibrillazione atriale, i due atri ricevono segnali elettrici disorganizzati che li portano a battere in modo scoordinato rispetto ai due ventricoli. Questo dà luogo a un ritmo cardiaco totalmente irregolare e rapido: se la frequenza cardiaca normale è di 60-100 battiti al minuto, nella fibrillazione atriale questa varia da 100 a 175. Anche nel flutter atriale la frequenza è elevata (fino a 300 battiti al minuto), tuttavia gli atri ricevono segnali elettrici organizzati.2 La conseguenza è che in entrambi i casi gli atri battono velocemente e in modo non sincronizzato con i ventricoli, tuttavia solo nella fibrillazione atriale tremano e si agitano invece di contrarsi.3
Questi ritmi rapidi e irregolari aumentano, tanto nella fibrillazione atriale quanto nel flutter atriale, il rischio di formazione di coaguli di sangue (trombi) e conseguentemente di ictus. Va inoltre sottolineato che le persone con una storia di flutter atriale hanno un rischio maggiore, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare una fibrillazione atriale in futuro.1,2,3
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