LE TERAPIE DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE

 

Aritmia
che coinvolge gli atri cardiaci, la
fibrillazione atriale
è caratterizzata da un’attivazione elettrica anomala di queste due camere del cuore che si contraggono e rilassano troppo velocemente e in modo scoordinato. La conseguenza sono pulsazioni irregolari e un
ritmo cardiaco
anche oltre i 175 battiti minuto. Questo ha una conseguenza importante: la
gittata cardiaca
, cioè la capacità del cuore di pompare il sangue ai diversi organi, si riduce.1,2,3

 


A cosa serve la terapia della FA e come si sceglie

 

Se è vero che in alcuni casi la

fibrillazione atriale
tende a scomparire da sé (si parla di
fibrillazione atriale parossistica
), in molti altri casi può necessitare di un intervento,4 anche se va detto che la condizione è spesso molto resistente alle terapie.5 L’obiettivo è quello di
stabilizzare la frequenza cardiaca
, ma anche di
prevenire la formazione di trombi
come conseguenza di un’alterazione dei flussi ematici dentro e fuori il cuore.6 La terapia varia in funzione di:

  • Tipologia di fibrillazione atriale
    ;
  • Presenza di
    altre patologie cardiache
    ;
  • Condizioni generali
    del paziente.6,7

I trattamenti possono essere farmacologici, elettrici o chirurgici.5

Per saperne di più

    La fibrillazione atriale può essere parossistica, ovvero episodica, e risolversi spontaneamente senza necessità di trattamento. Tuttavia, se gli episodi diventano frequenti o prolungati, può essere necessario un intervento medico.

    Le principali strategie terapeutiche includono:

    • Farmaci antiaritmici, per ripristinare e mantenere il ritmo normale.
    • Cardioversione elettrica, che utilizza una scarica elettrica per normalizzare il battito.
    • Ablazione transcatetere, per distruggere le cellule anomale responsabili dell’aritmia.

    La cardioversione elettrica è un trattamento che prevede l’invio di una scarica elettrica controllata al cuore tramite un defibrillatore, con l’obiettivo di ripristinare un ritmo cardiaco normale. È indicata quando la terapia farmacologica non ha avuto successo.

    I farmaci impiegati possono essere suddivisi in due categorie:

    • Antiaritmici, per controllare il ritmo cardiaco (es. flecainide, amiodarone).
    • Anticoagulanti, per prevenire la formazione di coaguli e ridurre il rischio di ictus (es. warfarin, DOAC).

    La fibrillazione atriale provoca una contrazione inefficace degli atri, favorendo il ristagno del sangue e aumentando il rischio di formazione di coaguli, che possono causare ictus o embolie sistemiche.

    L’ablazione transcatetere è indicata quando:

    • I farmaci antiaritmici non risultano efficaci.
    • Gli episodi di fibrillazione sono frequenti e sintomatici.
    • Si vuole ridurre la dipendenza dalla terapia farmacologica a lungo termine.

    Sì, in alcuni casi gravi o resistenti alle terapie standard si può ricorrere a interventi chirurgici più invasivi, come la procedura di Maze, che crea cicatrici nel cuore per interrompere i segnali elettrici anomali.

    Sì, la fibrillazione atriale può recidivare, anche dopo cardioversione o ablazione. È fondamentale un follow-up regolare con il cardiologo per monitorare la situazione e regolare la terapia.

    Dipende dal rischio di ictus del paziente, valutato con il punteggio CHADS-VASc. Nei pazienti a basso rischio, potrebbe non essere necessaria, mentre in quelli ad alto rischio è essenziale per prevenire complicanze tromboemboliche.

    • Farmaci antiaritmici: possono causare ipotensione, bradicardia o aritmie più gravi.
    • Anticoagulanti: aumentano il rischio di sanguinamento, soprattutto in pazienti anziani o con ulcere gastriche.
    • Cardioversione elettrica: piccolo rischio di tromboembolismo se non associata ad adeguata anticoagulazione.
    • Ablazione transcatetere: rischio di complicanze come danni ai vasi sanguigni o al cuore.

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